Orientamento

Il Programma formativo della Spad viene aggiornato di anno in anno secondo i contributi piú rilevanti che arrivano dalla letteratura specialistica e che costituiscono la matrice di riferimento complessa all'interno della quale si intrecciano i diversi filoni di pensiero che oggi contribuiscono ad ampliare la prospettiva della psicoanalisi contemporanea.
5 aree teoriche principali di riferimento:
1) La Psicopatologia evolutiva, approccio teorico-clinico ricco e quanto mai produttivo: propone una comprensione evolutiva della mente, concepisce la psicoterapia dell'adolescente e del giovane adulto come un "contenimento "; la relazione attuale con il terapeuta consente la riorganizzazione del mondo interno e facilita la continuitá dello sviluppo
2) La Psicoanalisi Relazionale
3) La Teoria dell'Attaccamento, il modello evolutivo di Bowlby occupa una posizione unica fra le teorie psicoanalitiche, costituisce un ponte tra la psicologia generale e la teoria clinica di orientamento psicodinamico
4) L' infant research
5) Le neuroscienze a la neurobiologia interpersonale

Perché una formazione psicoterapeutica mirata all'adolescenza?


Lo studio dei problemi specifici di questa fase del ciclo vitale, risente dei cambiamenti che ci sono stati nelle concezioni sullo sviluppo dell'essere umano.
Giá parlare di 'fase del ciclo della vita' é un'implicita citazione di Erikson, che riutilizza il concetto di ciclo evolutivo della vita, concepito come serie di fasi caratterizzate da 'compiti evolutivi' specifici, che rendono ogni fase diversa da quella precedente e da quella successiva .
Fino agli anni '70 il modello adolescenziale di sviluppo era basato su studi retrospettivi di popolazioni cliniche. Essere adolescente, diceva Anna Freud, significa di per se essere anormali. Secondo il modello turmoil, l'adolescente é necessariamente instabile, emotivamente discontinuo e impulsivo .
Il modello evolutivo piú utilizzato da diverse scuole psicoanalitiche era essenzialmente intrapsichico e maturazionale.
Diversamente dal passato, lo studio delle varie fasi della vita é oggi affrontato studiando popolazioni non cliniche.
Nella pubertá (prima adolescenza) si cominciano ad affrontare i vari compiti evolutivi come l'integrare il nuovo sé corporeo, il sé sessuato, nel proprio senso di identitá. Le modificazioni corporee si accompagnano a una serie di modificazioni intellettuali, la comparsa della capacitá di pensiero astratto, la comparsa del senso morale e la comparsa di nuove capacitá affettive.
In passato si riteneva che gli elementi maturazionali, gli elementi di discontinuitá, potevano essere alla base del breakdown evolutivo: lo sviluppo sessuale, dicevano i Laufer ieri, potrebbe essere il primo momento di sofferenza per gli adolescenti.
Anche Fonagy individua nella nuova capacitá di mentalizzazione, anch'essa indubbiamente un elemento maturazionale, un fattore di rischio nella costruzione del sé adolescenziale. Ma a differenza dei Laufer propone un elemento di continuitá nella patologia. Perché dice é "possibile che non tutti gli adolescenti siano attrezzati per affrontare i compiti evolutivi che sono invece gli stessi per tutti gli adolescenti".
In questa fase, c'é una notevole intensificazione della spinta alla comprensione interpersonale. Le nuove competenze intellettuali fanno sviluppare un senso nuovo di egocentrismo legato al fatto che gli adolescenti possono pensare ai pensieri delle persone, sono in grado di distinguere il proprio punto di vista da quello degli altri, sono capaci di immedesimarsi nel punto di vista degli altri e questa competenza nuova, come sempre accade in una nuova fase di transizione evolutiva, va esercitata.
Abbiamo una specie di spinta ad esercitare queste nuove capacitá: siamo probabilmente di fronte a un vero sistema motivazionale.
Quel fenomeno che é stato descritto come "audience immaginario" é molto importante perché nel sentirsi al centro di un attenzione costante da parte degli altri l'adolescente esercita questa nuova capacitá di decentrarsi. Questo é indubbiamente un vantaggio evolutivo ma puó diventare un tormento per un adolescente insicuro che puó sentirsi costretto a un ritiro dagli altri, a un ritiro dalle relazioni se il pensiero 'cosa pensano di me gli altri' diviene troppo pressante. E la vergogna, tipico sentimento dell'adolescenza, ha la funzione di regolare la quantitá di relazioni con l'ambiente che l'adolescente puó tollerare spingendolo al disimpegno dalle relazioni.
Tutti questi cambiamenti, sia fisici che mentali obbligano l'adolescente a un percorso di elaborazione di un nuovo senso di identitá .
Paradossalmente, in una prima fase, capita che piú si accentuano le caratteristiche di genere, piú si diventa maschi, meno ci si sente uomini, piú si diventa donne, meno si puó essere interessate a mostrare le caratteristiche della propria femminilitá fisica.
Ma per la maggioranza degli adolescenti questi cambiamenti sono vissuti con eccitamento e felicitá.
Solo per alcuni l'elaborazione del lutto per la perdita del sé infantile puó essere faticoso e naturalmente anche in questo l'atteggiamento del contesto, soprattutto quello familiare, é essenziale per la differenza con cui viene affrontata questa fase di separazione e individuazione.
Il percorso evolutivo va dunque visto come un intricato intreccio fra situazioni interne, intrapsichiche, e tra situazioni esterne, quelle con la famiglia, quella con gli altri adulti e quella con i pari.
In rapporto alle nuove competenze cognitive che rendono possibile una piú profonda e piú matura comprensione degli altri si determina anche una migliore comprensione di se stessi.
Le relazioni amicali diventano sempre piú profonde man mano che gli adolescenti acquisiscono il potenziale cognitivo per una reciproca scoperta e esplorazione.
A sua volta il coinvolgimento con gli amici diventa sempre piú importante per far progredire la comprensione di se.
Gli adolescenti scoprono i loro sentimenti interni in larga misura attraverso le relazioni intime con i loro compagni. Anche l'appartenenza a un gruppo di pari contribuisce allo sviluppo dell'identitá personale.
Il contesto dei pari non rimpiazza quello familiare ma é indubbiamente un contesto nuovo per la nuova libertá che gli adolescenti si prendono e ricevono dalla famiglia.
Che ruolo ha l'attaccamento nello sviluppo della personalitá e in adolescenza?
La teoria dell'attaccamento é stata largamente utilizzata a scopo di ricerca nella prima infanzia (Bowlby,1989). E oggi sono sempre piú numerosi gli studi clinici che stanno sottoponendo a verifica le applicazioni pratiche della teoria anche se la fascia d'etá prevalente continua ad essere quella della prima infanzia.
Ma se teniamo conto che agli appuntamenti evolutivi si arriva giá con delle storie precedenti che sono importanti possiamo forse rintracciare proprio nel sistema motivazionale dell'attaccamento uno dei possibili modi in cui si realizza una continuitá evolutiva. Sappiamo infatti che i modelli di attaccamento sono relativamente stabili a meno che non si siano modificate in modo sostanziale le caratteristiche dell'ambiente di accudimento e di crescita.
Il concetto di "base sicura", elaborato dalla Ainsworth nel '67 ha molto arricchito la teoria dell'attaccamento: ai comportamenti volti alla ricerca di prossimitá e di contatto, prevalenti nei primi mesi di vita, si affiancano sempre piú evidenti ed antitetici, quelli di esplorazione dell'ambiente che esplodono poi alla comparsa delle capacita di deambulazione del bambino.
Con l'adolescenza c'é l'esplosione di questo gusto di esplorare reso possibile dalle nuove competenze, dalle nuove libertá dell'organizzazione sociale, dai contatti con piú adulti di riferimento, dall'intensificazione dei rapporti con i pari.
Ma in adolescenza ci puó essere anche, al contrario, una profonda inibizione dell'esplorazione e schematizzando si potrebbe dire che quando un adolescente arriva a consultazione spesso é per due ragioni opposte. I genitori sono preoccupati perché ormai non lo 'vedono' piú oppure perché é troppo solo, é troppo isolato e sta sempre dentro casa.
In sintesi, l'obiettivo del percorso quadriennale di formazione é quello di formare degli psicoterapeuti in grado di distinguere le caratteristiche evolutive della prima, seconda e tarda adolescenza, capaci di articolare diversamente le risposte in caso di auto- o etero-referenzialitá, in grado di fare quelle diagnosi differenziali indispensabili per le indicazioni prognostiche e terapeutiche.
Il lavoro psicoterapico con l'adolescente ha somiglianze e differenze rispetto al lavoro psicoterapico con persone di etá diversa, in particolare rispetto all'infanzia e all'etá adulta. Rispetto all'infanzia c'é in comune il fatto di occuparsi anche dei vari contesti evolutivi delpaziente. Con l'adolescente c'é, tra l'altro, da tener presente la necessitá di favorire, per quel che é possibile, uno dei compiti evolutivi piú delicati e cioé quella indispensabile rinegoziazione dei rapporti interpersonali, che da un lato permette un certo distacco e una relativa autonomia dell'adolescente dal resto della famiglia e dall'altra consente quel ri-orientamento dei compiti genitoriali tanto piú facile da realizzare quanto piú i genitori sono in grado di recuperare una loro dimensione di coppia, autonoma dai compiti di accudimento della prole.
Il semplice percorso di attenta valutazione dell'adolescente e del suo contesto ha spesso effetti terapeutici impensabili in altri momenti del ciclo vitale.
Come in ogni fase di transizione evolutiva rapida c'é infatti una grande sensibilitá ai nuovi input. Dal punto di vista tecnico occorre allenare l'operatore a una grande rapiditá di risposte, ad uno stile interattivo piú intensodi quello generalmente utilizzato nella terapia con gli adulti. Ció va incontro alle necessitá in genere impellenti che l'adolescente ha di nuove letture dei fenomeni che gli si affacciano alla mente e delle nuove esperienze che vive e soddisfa la "fame" di stimoli intellettuali con cui l'adolescente esercita le sue nuove capacitá cognitive.
Questa attenzione ad una tecnica specifica organizzata per rispondere ai bisogni dell'adolescente svolge un'utile funzione di integrazione dell'identitá e assicura nel contempo anche una notevole diminuzione delle interruzioni del trattamento. La necessitá di avere strategie e obiettivi definiti é altrettanto indispensabile nel lavoro con il contesto in cui vive l'adolescente:dai genitori ai fratelli, dai compagni agli insegnanti, ognuna di queste figure puó chiedere di essere sentita durante il percorso valutativo o durante il trattamento di un adolescente. La specificitá della formazione é ovviamente rilevante per tutte quelle situazioni di "assestamento evolutivo" e di iniziale patologia proprio per la relativa facilitá e rapiditá dei cambiamenti ottenibili.